NUOTANDO IN COMPAGNIA

NUOTANDO IN COMPAGNIA


L’Ambito Distrettuale 12 della Valle Sabbia ha messo a disposizione – per il periodo Maggio 2015/Novembre 2015 - parte delle risorse del Fondo Non Autosufficienza, assegnato dalla Regione, per la predisposizione di progetti finalizzati a sostenere la vita di relazione dei minori disabili in situazione di gravità. 

I progetti dovevano avere l’obiettivo di: favorire l’integrazione del minore disabile nell’ambito della rete territoriale; sostenere e supportare la famiglia del minore nonché favorire l’accesso del minore ad interventi di natura socializzante ed educativa (Cred, Cag, attività ricreative, culturali, ecc.); mantenimento delle abilità acquisite.

Quando Erica, l’assistente sociale del mio Comune, ha chiamato per comunicarmi questa opportunità per mia figlia disabile (in situazione di gravità art.3, comma 3 L.r.104/92) sono stata proprio contenta.

Ed ora che siamo a Novembre e che il progetto si è concluso, ci tengo a rendere noti i risultati di risorse pubbliche investite, che hanno prodotto miglioramenti e si sono rivelate efficaci non solo per noi, ma anche per tante altre famiglie del territorio Valsabbino.

E qui comincia il racconto di un’attività che mia figlia adora - il nuoto - ma che fino a Maggio 2015 ha potuto fare solo con corsi privati, da sola, perché i corsi con tutti gli altri bambini per lei erano inaccessibili.

Condividendo questa limitazione con Erica – dal momento che tale Progetto doveva essere presentato tramite il Comune – ho potuto così pensare di partecipare al bando indetto dalla Comunità Montana Valle Sabbia. L’entità della prestazione ammontava ad un massimo di € 1.500 per progetto educativo, riferito al periodo Maggio 2015 – Novembre 2015. Tale somma per la maggior parte è servita ad inserire mia figlia al Grest dell’Oratorio di Roè Volciano - altra bella esperienza, non certo nuova dal momento che i Comuni sono chiamati a sostenere economicamente l’integrazione dei bambini disabili nei Centri Ricreativi Estivi per garantire loro il diritto a non essere discriminati – mentre una piccola parte (il 20%) le ha permesso di partecipare ad un corso di nuoto collettivo, organizzato dalla Piscina Due Pini di Salò. Come   qualsiasi altra famiglia, abbiamo pagato il corso con l’istruttrice di nuoto della Piscina, mentre il progetto ha pagato un istruttore specifico per mia figlia che l’affiancasse e la sostenesse durante il corso collettivo: una specie di istruttore di sostegno, sul modello dell’insegnante di sostegno presente nella scuola.

Quando a mia figlia ho chiesto se era più bello fare il corso da sola con l’istruttore o insieme ai bambini, lei mi ha risposto subito: “E’ più bello fare il corso di nuoto in compagnia!”. E qui ha vinto la società: una società in grado di mettere in campo strumenti d’integrazione reali per non escludere le persone “diverse”.

Ma i risultati più evidenti si sono avuti proprio nell’apprendimento e nella relazione col gruppo. Michele Rizza, istruttore di sostegno nel progetto - che già conosceva mia figlia per averla avviata al nuoto con corsi privati - alla prima lezione collettiva mi ha chiesto sbigottito: “Ma ha fatto altri corsi ancora? Perché dall’ultima volta che l’ho vista ha fatto un salto… il dorso non lo faceva ed ora lo fa quasi giusto e mi ha fatto mezza vasca da sola!”. Mia figlia non aveva fatto altri corsi, quindi ho pensato che la nuova situazione del corso collettivo l’avesse da subito messa in condizione di dare di più, imparando dagli altri bambini, spronata da un ritmo di lavoro nel gruppo più vigoroso rispetto alla lezione privata singola. Per deformazione professionale ho pensato che ci fosse lo zampino dei “neuroni a specchio” che avevano prodotto questo improvviso miglioramento. I “neuroni a specchio” presenti nel nostro cervello e anche nel cervello dei bambini disabili, imitano i movimenti degli altri mentre osserviamo, ancor prima di cimentarci col corpo. Così i bambini imparano meglio e di più a praticare gli sport quando sono in gruppo; quando osservare l’istruttore e anche gli altri bambini produce un’attivazione diffusa che potenzia e amplifica l’esperienza di apprendimento. Così mia figlia e come lei tutti i bambini, disabili e non, imparano prima guardando gli altri, e poi facendo.

L’affiancamento ed il sostegno di Michele in acqua, le hanno permesso inoltre di superare delle difficoltà specifiche (lentezza nella comprensione del compito, distrazione, fatica) e continuare a restare nel gruppo, senza esserne emarginata. E così, lezione dopo lezione, lei è diventata più veloce; ha imparato ad ascoltare l’istruttrice Stefania Malagnini ed a seguire le sue indicazioni come tutti gli altri bambini; e Stefania l’ha accolta nel suo gruppo con molta empatia e considerazione. Mia figlia ha iniziato ad imparare lo stile libero, che nelle lezioni individuali non le riusciva; ha affinato il dorso e si è divertita da matti a fare i tuffi con gli altri bambini, gli ultimi 5 minuti di lezione. A guardarli tuffarsi in acqua, uno dopo l’altro, sembrava di vedere una fila di birilli che cadono giù… e mi sono sentita molto contenta per mia figlia e felice di poterlo raccontare.

Grazie, Comunità Montana Valle Sabbia per questa opportunità! Speriamo non solo continui, ma si possa estendere a tutto l’anno, perché i bambini disabili cercano compagnia 12 mesi all’anno, come tutti gli altri bambini, e insieme imparano meglio e di più!


Torna agli articoli